Bambino

Ciuccio: come dirgli addio in quattro mosse

Ciucco, una soluzione ed un problema per il bambino

Il ciuccio a lungo andare non fa bene al bambino, per questo è consigliabile toglierlo prima dei quattro anni. Però non scordiamoci che siamo noi mamme a darlo ai nostri bambini fin dalla nascita. Spesso perché la poppata che prende non è sufficiente e quindi deve trovare un rimedio al forte bisogno di suzione. Questo perché non riusciamo ad allattarlo come dovremmo, oppure quando lo portiamo all’asilo nido appena inizia a piangere la prima cosa che facciamo è darglielo, così da farlo smettere. Se andiamo a fare una passeggiata o al supermercato, lui non ne ha voglia e inizia a lamentarsi. Piange sempre? Gli diamo il super ciuccio e tutto passa! Non riesce a prendere sonno? Lo culliamo un po’ e glielo diamo finché non si addormenta. Insomma, come spiega la pedagogista Chiara Godina la colpa è nostra.

Ciuccio

Cosa comporta dare il ciuccio ai nostri bambini

“Siamo noi, dunque, che commettiamo il primo errore, se vogliamo definirlo così. Spesso ci comportiamo in questo modo quando non riusciamo ad allattarlo al seno e il bambino sente forte l’esigenza della suzione. Oppure, quando non è sufficientemente gratificato dalla poppata. Bisognerebbe ragionarci su prima della nascita” ha aggiunto la pedagogista. Quasi nessuna mamma pensa prima a quali potrebbero essere i danni che può fare il ciuccio sul proprio figlio. Bisogna dire che i primi mesi di vita del piccolo sono i più difficili per la mamma e se c’è un rimedio alle difficoltà lo si sfrutta. Eppure più passa il tempo e più può far danni e più sarà difficile toglierlo. Tutti sanno quali problemi può portare un lungo uso. Può portare problemi di dentizione e di masticazione.

Come togliere il ciuccio: quattro semplici passi

La dottoressa Godina ha elencato quattro semplici mosse che eliminano il problema ciuccio in breve tempo.

  • Non serve parlare al bambino e spiegargli perché fa male. “Inutile spiegare nel dettaglio al bimbo perché è opportuno che molli il ciuccio, o non porti il dito in bocca. Non è produttivo: a lui di crescere con i denti storti, o con un apparecchio in bocca, non importa. E, comunque, è un discorso che non capisce, soprattutto se è piccolino. Meglio mettere in atto strategie di attenzione e compensazione”.
  • Procediamo per gradi. “Se il bimbo usa il ciuccio soprattutto per addormentarsi” – continua la pedagogista – “Una sera raccontiamogli una storia più lunga, che lo stanchi un po’ di più e che finisca con un folletto dispettoso che ruba il ciuccio ai bambini. A quel punto, mamma e papà potranno levarglielo e lo compenseranno con una razione supplementare di carezze”. Il giorno dopo il ciuccio tornerà, ma con un’altra storiella glielo si toglierà nuovamente. E così ogni sera.
  • Piano b, distraiamolo. “Se, togliendoli il ciuccio o vietandogli il dito in bocca, si mette a piangere distraiamolo con un bel giochino. Oppure, cantiamo una canzoncina assieme a lui, o facciamogli ascoltare una musichetta che gli piace. Oppure, ancora, spingiamolo a ripensare a tutte le cose belle che ha fatto durante la giornata.” Bisogna iniziare a farlo presto “perché spesso il bimbo risponde con la suzione a una piccola frustrazione. Il ciuccio, per lui, ha una funzione non molto diversa da quella che riveste la sigaretta per un adulto”.
  • Osserviamolo“Impariamo a conoscere in quali circostanze ricorre al ciuccio” -spiega Chiara Godina – “Lo mette in bocca prevalentemente quando ha sonno? Oppure quando si innervosisce, magari perché lo stiamo trasportando in auto e detesta le cinture di sicurezza? Bene: per ogni situazione c’è un rimedio da mettere in campo. Basta non farsi scoraggiare o, peggio, usare il ciuccio come scorciatoia per raggiungere l’obiettivo che ci siamo dati. Ricordiamoci sempre che siamo noi gli adulti. Il bimbo fa quello che gli permettiamo di fare”.
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