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Baby blues: come riconoscerlo e affrontarlo

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La nascita di un figlio rappresenta, nell’immaginario collettivo, il momento di massima felicità per una coppia. E se questo è senz’altro vero, non si può però tralasciare il fatto che vi possa essere un periodo particolarmente difficile per la donna subito dopo il parto.
Solitamente si parla di depressione post partum, termine che oramai è noto ai più, purtroppo anche perché spesso legato a tragiche vicende di cronaca nera. Ma la depressione post partum è in realtà la forma più grave di uno stato d’animo molto frequente in una donna che ha appena partorito, ma che purtroppo non in molti conoscono: il cosiddetto baby blues, termine coniato dall’inglese Donald Winnicott, che come pediatra e psicoanalista studiò a fondo non solo lo sviluppo del bambino, ma anche il suo rapporto con la madre.

Cos’è il baby blues

Il baby blues, talvolta chiamato anche maternity blues, insorge solitamente a pochi giorni dal parto e dura al massimo un paio di settimane. Chiari sintomi di baby blues sono: crisi di pianto improvviso e senza un motivo preciso, inappetenza, stanchezza, irritabilità, ansia. La mamma può sentirsi in colpa per non avere la forza di fare tutto quello che pensa sia suo dovere fare, può sentirsi incapace di prendersi cura del piccolo, o inadeguata nel ruolo di madre. Tutto questo è normalissimo! Se ci pensiamo bene, è piuttosto ovvio che la mente ed il fisico di un essere umano sia messo a dura prova da un avvenimento così sconvolgente come il parto, e dal doversi prendere cura da un giorno all’altro di una creatura così piccola e indifesa. Il baby blues infatti non è una patologia, ma una condizione fisiologica, che colpisce tra il 60 e l’85 % delle donne dopo il parto.

Come superare il baby blues?

Poiché il baby blues è, come abbiamo detto, una condizione fisiologica, non c’è bisogno di rivolgersi ad un medico né di assumere farmaci, salvo situazioni particolari, come precedenti episodi depressivi o la mancanza totale del supporto della famiglia. Ciò che risulta fondamentale per superare questo momento è innanzitutto l’informazione: sapere dell’esistenza del baby blues vuol dire saperlo riconoscere e viverlo con consapevolezza. È molto importante anche poterne parlare: prima di tutto con il proprio marito o compagno, che ha un ruolo fondamentale nel sostenervi; ma anche con la propria madre, la sorella, perfino la suocera – se avete un buon rapporto – o con le amiche. Un’altra ottima soluzione è rappresentata dagli incontri organizzati settimanalmente dai consultori della Asl, in cui le mamme hanno la possibilità non solo di rivolgere le domande alle ostetriche, ma anche di parlare e confrontarsi con altre puerpere che, quasi certamente, stanno affrontando i vostri stessi problemi sia pratici che emotivi.
La parola d’ordine è quindi: parlatene! Eviterete così che il baby blues sfoci in una depressione post partum, cioè in una vera e propria patologia che richiede l’intervento di uno psicoterapeuta e in alcuni casi anche di farmaci.

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