Gravidanza, Parto

Parto naturale: come funziona e cosa bisogna sapere

parto-naturaleParto naturale

Per parto naturale si intende quello che avviene per via vaginale, senza taglio cesareo, senza l’utilizzo di strumenti medici come la ventosa per estrarre il bambino e senza la somministrazione di ossitocina per stimolare le contrazioni (in questo caso il parto è vaginale, ma non naturale, bensì operativo). In realtà, spesso, per semplificare le cose, si usa il termine parto naturale per indicare quello che avviene senza taglio cesareo. Il parto naturale si divide in diverse fasi, ovvero:

  • fase prodromica: è la fase preparatoria, durante la quale i tessuti della mamma si preparano alla fuoriuscita del bimbo. Questa fase può essere accompagnata da contrazioni preparatorie, di solito irregolari e sopportabili, simili ai dolori mestruali;
  • travaglio attivo: la seconda fase, quella del travaglio, si divide a sua volta in due fasi, ovvero quella dilatante e quella espulsiva. Durante la prima il collo dell’utero si dilata completamente, con contrazioni sempre più intense e ravvicinare. La fase espulsiva, invece, è quella durante la quale la mamma, aiutandosi con le spinte, espelle il bambino;
  • secondamento: durante quest’ultima fase viene espulsa la placenta.

Parto naturale: dilatazione

Come abbiamo anticipato durante il travaglio avviene la dilatazione della cervice, per mezzo delle contrazioni. Questa fase apre la strada al bambino, che viene spinto dalle contrazioni dalla parte superiore dell’utero, più rigida, verso quella inferiore, più morbida. In pratica, è come se il bimbo venisse “massaggiato” dalle contrazioni, con una sorta di movimento a onda. Durante la fase successiva, il collo dell’utero, grazie a contrazioni sempre più intense, si appiana e si dilata, fino ad arrivare a circa dieci centimetri di diametro. È in questa fase, che può durare da 30 minuti a due ore, che le contrazioni diventano dolorose e ravvicinate.

parto-naturale-1Parto naturale: quanto dura

Una delle domande più frequenti tra le donne prossime al parto naturale è: quanto dura? Spesso mamme, nonne e amiche ci spaventano parlando di travagli infiniti, parti durati più di un giorno. In realtà, non c’è una durata fissa. essa dipende da diversi fattori, sia fisici (caratteristiche dei tessuti della mamma, dimensione delle pelvi e del bambino), sia ambientali (come la donna vive il parto, se c’è qualcuno con lei a sostenerla o no). In linea di massima, possiamo dire che il primo parto non dovrebbe durare più di 18 ore, che scendono a 12 dal secondo figlio in poi.

Parto naturale: dolore

Come la durata, anche il dolore del parto è soggettivo. Ci sono donne che hanno difficoltà a sopportare anche le prime contrazioni, quelle preparatorie, mentre altre arrivano alla fase espulsiva senza troppe sofferenze. In ogni caso, secondo la scienza, il dolore del parto è il più forte che una donna possa mai provare nella sua vita. Fortunatamente, esistono diversi metodi per rendere il parto meno doloroso. Il più diffuso è sicuramente l’anestesia epidurale, ma recentemente alcuni ospedali hanno cominciato ad offrire la possibilità di utilizzare durante il parto protossido d’azoto, anche detto gas esilarante, un gas innocuo dotato di un leggero effetto euforizzante e analgesico. Non mancano i rimedi naturali, come un bagno caldo, l’aromaterapia, i massaggi e l’ipnosi.

parto-naturale-con-epiduraleParto naturale con epidurale

Il parto naturale con epidurale è il metodo più diffuso e più efficace per eliminare i dolori. Come si fa? In modo molto semplice: con la donna in posizione seduta e piegata in avanti, oppure sdraiata sul fianco, viene fatta un’iniezione di anestesia locale in fondo alla schiena, per la precisione tra la terza e la quarta vertebra lombare. Attraverso un ago, che poi verrà tolto, viene inserito un piccolo catetere, attraverso il quale saranno somministrati i farmaci fino a quando necessario. Concluso il parto, il catetere viene rimosso. Di solito l’epidurale viene fatta durante la fase della dilatazione, quando le contrazioni sono regolari e il collo dell’utero è appianato. È bene sapere che in Italia il dosaggio dell’anestetico non è molto alto, quindi l’eliminazione del dolore non è totale e la mamma rimane partecipe, continuando a percepire le contrazioni, ma con minore dolore. L’epidurale non è priva di effetti collaterali, il più frequente è un forte mal di testa, insieme a scosse temporanee alla schiena e alle gambe durante l’esecuzione della puntura e, nei giorni successivi al parto, ad una sensazione di dolore simile ad una contusione dove essa viene praticata. Possono presentarsi anche una leggera febbre e, in casi abbastanza rari, una reazione allergica all’anestetico. Molto raro è l’ematoma peridurale, un sanguinamento all’interno del canale vertebrale, che può provocare la paralisi degli arti inferiori. Non c’è nessun effetto collaterale, invece, per il bambino. Per evitare l’insorgere di complicazioni, nell’ultimo mese di gravidanza la mamma deve fare un emocromo con piastrine e un esame della coagulazione. Nei seguenti casi, l’epidurale non può essere fatta:

  • malattie neurologiche della colonna vertebrale;
  • anomalie della coagulazione del sangue;
  • infezioni in corso nel punto in cui verrebbe fatta la puntura;
  • grave scoliosi;
  • esiti di interventi chirurgici alla colonna vertebrale.

Parto naturale o cesareo?

Altra domanda molto frequente: meglio parto naturale o cesareo? Il parto naturale è sicuramente da preferire al cesareo, a cui bisogna ricorrere sono in caso di complicazioni o oggettive motivazioni mediche. Dopo il parto naturale, la mamma si riprende più facilmente e può iniziare subito ad accudire il piccolo. Inoltre, dopo un primo parto naturale, in caso di eventuali gravidanze, il rischio di complicazioni (come la placenta previa) è minore rispetto al cesareo. Il parto naturale è la scelta migliore per chi vuole avere altri figli anche perché non implica il dover ricorrere nuovamente al bisturi per i successivi parti. Da non sottovalutare anche il fatto che durante il parto naturale la mamma è più partecipe e anche i papà possono assistere, cosa non sempre consentita in caso di taglio cesareo. Infine, è possibile cominciare subito l’allattamento al seno, a volte anche già in sala parto.

parto-naturale-o-cesareoParto naturale dopo cesareo

Parto naturale dopo cesareo, è davvero impossibile? Non è detto, è possibile fare un travaglio di prova, per tentare di far nascere il bambino per via vaginale, sempre che non si presentino nuovamente le condizioni che hanno portato al primo cesareo. Se, ad esempio, durante il primo parto si è fatto ricorso ad un taglio cesareo a causa di un bacino troppo piccolo, oppure di complicazioni come una grave infezione, non è consigliabile rischiare con un travaglio di prova. Lo stesso vale se il bambino è troppo grande, se è podalico o si tratta di due o più gemelli. Bisogna sapere, poi, che durante il travaglio di prova ci possono essere delle complicazioni, come la rottura dell’utero. Si tratta di una cosa rara, ma molto grave, che può provocare emorragie e che può portare all’asportazione dell’utero stesso.

Parto naturale video

Volete farvi un’idea più precisa del parto naturale? Se non siete facilmente impressionabili, qui sotto vi lasciamo un video pubblicato su YouTube, buona visione!

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