Gravidanza, Parto

Parto distocico: che cos’è, cause e conseguenze

parto-distocicoParto distocico

Il parto distocico è quello in cui l’espulsione del bambino viene aiutata con manovre mediche. Se il parto avviene per via vaginale, ma l’espulsione del bambino avviene per mezzo di strumenti come forcipe o ventosa, allora si parla di parto naturale operativo, quando invece si ricorre ad un intervento chirurgico si parla sempre di parto distocico, ma cesareo. Si parla invece di parto eutocico, quando il parto naturale avviene spontaneamente per via vaginale. Come abbiamo anticipato, nel parto distocico vengono utilizzati alcuni strumenti, ovvero:

  • forcipe, una grossa pinza con la quale si afferra la testa del bimbo per guidarla all’espulsione attraverso il canale vaginale. È uno strumento molto vecchio, inventato addirittura nel ‘600, che ormai viene usato raramente, perché può provocare danni al bambino e alla mamma;
  • ventosa, uno strumento dotato di una coppa di metallo o plastica, che viene inserita in vagina e fatta aderire alla testa del bambino. Con un’apposita pompa si estrae l’aria per creare l’effetto ventosa e poi, attraverso la maniglia presente sul tubo esterno dello strumento, il piccolo viene tirato fuori. La ventosa è più recente del forcipe, in quanto è stata inventata negli anni ’50, ed è anche più sicura sia per il bambino sia per la mamma. L’unico inconveniente è che nei primi giorni di vita il neonato potrebbe avere la testa un po’ allungata, ma in pochi giorni dovrebbe tornare normale.

Parto distocico: cause

Il parto distocico è dovuto alla difficoltà della mamma di espellere naturalmente e senza aiuti il bambino per via vaginale. Le cause possono essere dovute ad alcune condizioni della mamma o del bambino, in particolare:

  • sproporzione tra le dimensioni della pelvi della mamma e quelle della testa del bambino, che essendo troppo grande non riesce ad uscire nonostante la completa dilatazione;
  • anomalie del bacino della mamma o del canale del parto;
  • inerzia uterina, ovvero una condizione dell’utero per cui le contrazioni durante il travaglio non risultano sufficienti all’espulsione del bimbo (spesso per risolverla viene somministrata l’ossitocina);
  • posizione podalica o trasversale del bambino (in questo caso di solito si interviene direttamente con un taglio cesareo);
  • sofferenza fetale (distacco della placenta, prolasso del cordone ecc…).

parto-distocico-significatoParto distocico: conseguenze

Il parto distocico non è privo di conseguenze per la mamma e per il bambino. Come abbiamo detto più su, l’utilizzo del forcipe può lacerare i tessuti della mamma e far male al piccolo, mentre la ventosa, pur essendo più sicura, può provocare la momentanea forma allungata della testa del bambino. Inoltre, se tali strumenti non vengono adoperati correttamente, una mossa errata potrebbe creare gravi danni al neonato. Il parto cesareo, invece, essendo un vero e proprio intervento chirurgico, può avere effetti collaterali come un eccessivo il sanguinamento, infezioni delle ferita o dell’ utero (endometrite), lesioni alla vescica e all’intestino. Nei giorni successivi al parto, la mamma può accusare febbre, stitichezza e problemi di cicatrizzazione della ferita.

Articolo PrecedenteProssimo Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *